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Il mare verde del Golfo Lametino

Studio preliminare sul «mare verde» del Golfo di Sant'Eufemia: né tubo segreto né soli nitrati agricoli (bassi nell'Amato), ma carico di azoto da terra in un golfo a scarso ricambio, su uno sfondo di mare sempre più caldo. Dati Copernicus, ARPACAL e quadro normativo nitrati.

Ultimo aggiornamento: 29/08/2026

Studio preliminare. Questa pagina prova a rispondere a una domanda che a Lamezia ci si fa ogni estate: perché il mare del golfo, certi giorni, diventa verde? La affronto con i dati pubblici disponibili — satellite Copernicus, monitoraggi ARPACAL, normativa. Mancano però due tasselli ufficiali (la clorofilla marina del golfo e i nitrati misurati proprio alla foce dell'Amato), e finché non li avremo questo resta, appunto, un quadro provvisorio.

Partiamo da cosa è, davvero, quel verde

Chi vive il Golfo di Sant'Eufemia lo conosce bene: in alcune giornate d'estate l'acqua si fa verdastra, a tratti torbida, con qualche schiuma e ogni tanto le mucillagini. Puntualmente, sui social, parte la stessa spiegazione — «è fogna», «hanno aperto gli scarichi» — perché l'occhio associa il verde allo sporco. È una reazione comprensibile, ma è anche la più sbrigativa, e per fortuna sbagliata. La cosa più importante da capire, quella che cambia tutto il ragionamento, è che quel verde non è una sostanza, sono microrganismi viventi. Si chiamano fitoplancton: microscopiche alghe unicellulari che galleggiano sospese nell'acqua, gli stessi organismi che stanno alla base della catena alimentare del mare e che, con la fotosintesi, producono buona parte dell'ossigeno che respiriamo. Singolarmente sono invisibili; ma quando trovano le condizioni giuste si moltiplicano in pochi giorni fino a milioni di cellule per litro, e a quel punto colorano l'acqua. Non è vernice che esce da un tubo, non è liquame: è una fioritura — lo stesso fenomeno che in mare aperto tinge di verde intere fasce d'oceano e che i biologi chiamano bloom. Una volta capito questo, la domanda smette di essere «da quale scarico esce?» e diventa molto più interessante: cosa fa esplodere queste alghe proprio qui, e proprio d'estate?

Perché proprio qui, e perché d'estate

Le microalghe, per moltiplicarsi, hanno bisogno di tre cose: luce, acqua calma e stratificata, e soprattutto nutrienti — azoto e fosforo, gli stessi elementi dei fertilizzanti. La temperatura conta, ma quasi sempre in modo indiretto: un mare caldo e calmo si «stratifica», l'acqua tiepida resta in superficie come un coperchio, e le alghe, se hanno di che nutrirsi, ci restano dentro con luce e calore per giorni. Qui però va sfatato uno slogan tanto diffuso quanto sbagliato, il «più caldo uguale più verde», perché la realtà è esattamente all'opposto a seconda di dove ci si trova. In mare aperto, nel Tirreno povero di nutrienti, il riscaldamento riduce il fitoplancton: quel coperchio caldo impedisce ai nutrienti del fondo di risalire, e le alghe restano affamate — lo misura una sintesi globale del 2025 su Science Advances, che registra un calo della clorofilla proprio dove il mare si scalda. Ma sotto costa, dove i nutrienti non devono risalire dal fondo perché arrivano da terra, vale il contrario: lì le ondate di calore le fioriture le favoriscono, come mostrano diversi studi del 2025 sull'Adriatico. È la stessa logica con cui Danovaro e colleghi, in un lavoro ormai classico del 2009 su PLoS ONE, hanno legato le mucillagini mediterranee al riscaldamento, avvertendo però già allora che la temperatura da sola non spiega nulla senza tenere conto di correnti, ricambio dell'acqua e ossigeno. Il Golfo Lametino è precisamente un caso costiero, alimentato dai fiumi della piana: ed è per questo che merita di essere guardato da vicino, non liquidato con una battuta.

Un dato nostro aiuta a inquadrarlo, ed è quasi controintuitivo. Nel prodotto satellitare Copernicus che seguiamo ogni giorno, la clorofilla del golfo al largo è bassissima, intorno a 0,04 mg/m³: valori da mare oligotrofico, cioè povero — e lo stesso vale per la costa Amantea–Nocera. Significa che al largo il bloom non c'è: il verde non è un fenomeno di mare aperto, ma una fascia schiacciata sotto riva, là dove il satellite a un chilometro di risoluzione quasi non arriva e dove invece sbocca l'acqua dei fiumi. Il verde, insomma, sta esattamente dove la terra incontra il mare. E allora la cosa più sensata da fare è seguire i fiumi — l'Amato su tutti. Qui arriva la sorpresa che taglia in modo scomodo anche la tesi opposta a quella del tubo, cioè il comodo «è tutta colpa dei nitrati agricoli»: i nitrati che ARPACAL misura nell'Amato sono bassi e stabili.

Fiume Amato (Lamezia Terme) — nitrati, mg/l di NO₃202020212022202320242025
Valore annuo5,65,35,84,04,54,4

Sono numeri sempre nella fascia bassa, lontanissimi dal valore-guida di 25 mg/l e dalla soglia di «acqua inquinata» di 50: non un'anomalia locale, ma il riflesso di una regione che, nel complesso, ha bassa pressione di nitrati — nel 2021 nessun punto calabrese superava i 25 mg/l, e la stessa ARPACAL, presentando i dati a Lamezia nel maggio 2026, ha ricordato che la Calabria è seconda in Italia per agricoltura biologica e tra quelle che usano meno fertilizzanti. Come si concilia, allora, un fiume «pulito» di nitrati con un mare che diventa verde? Con due fatti che di solito sfuggono. Il primo è che in mare non conta la concentrazione del nitrato nel fiume, ma il carico, cioè concentrazione moltiplicata per la portata: anche valori bassi, se l'acqua è tanta, consegnano al mare quantità di azoto tutt'altro che trascurabili, giorno dopo giorno. Il secondo è che il monitoraggio «nitrati» misura solo il nitrato, mentre l'azoto raggiunge il mare anche in altre forme che quel controllo non vede — l'ammoniaca della falda costiera, l'azoto organico dei reflui civili non depurati a fondo e degli scarti dei frantoi, le acque di vegetazione e le sanse. Sono proprio le forme che le alghe consumano più in fretta. Detto altrimenti: «nitrati bassi nell'Amato» non vuol dire affatto «poco azoto in mare». A tutto questo si aggiunge un ingrediente puramente fisico, e pesa: il Golfo di Sant'Eufemia è poco profondo e a scarso ricambio, una specie di bacinella che d'estate, con poco vento, non si svuota in fretta. Ciò che entra — nutrienti, materia organica — tende ad accumularsi invece di disperdersi, per la stessa ragione per cui una pozza ferma diventa verde e un torrente che scorre no.

La spiegazione che i numeri reggono

Che l'agricoltura sia una sorgente di azoto per le acque non è, del resto, una tesi da bar: è il presupposto di un'intera normativa europea. La piana di Lamezia rientra nelle Zone Vulnerabili ai Nitrati designate dalla Regione (delibere del 2012, confermate nel 2021), dove vale il tetto della Direttiva Nitrati di 170 chili di azoto per ettaro l'anno; e l'Italia è da anni sotto la procedura d'infrazione europea 2018/2249 per l'applicazione insufficiente di quella direttiva, con la Calabria citata tra le regioni in difetto sui controlli. Va però detto con altrettanta onestà che i numeri sui nitrati sono bassi e che sul fronte depurazione la Regione rivendica progressi: l'agricoltura è un sospetto serio e documentato, ma come una quota di un carico più ampio, non come unico colpevole. Vale infine la pena ricordare un campanello che, se confermato, suona da tempo: secondo una ricostruzione di stampa — ancora da verificare — ARPACAL avrebbe comunicato ai Comuni di Lamezia e Curinga e alla Capitaneria di Pizzo un processo di eutrofizzazione del golfo già nel settembre 2011. Sarebbe la prova che il «mare verde» non è una scoperta dei social di oggi, ma un fenomeno noto agli enti da oltre un decennio.

Mettendo insieme i pezzi, la lettura più plausibile non è uno slogan, ed è proprio per questo che regge. Il verde del Golfo Lametino non è uno scarico che si apre a comando, ma non è nemmeno, semplicemente, «colpa dei nitrati», visto che nell'Amato i nitrati sono bassi. È piuttosto il risultato di più cose che agiscono insieme: il carico complessivo di azoto che i fiumi portano da terra — poco concentrato ma continuo —, le forme di azoto che i controlli ordinari non misurano e che arrivano da reflui e frantoi, la conformazione di un golfo che trattiene invece di disperdere, e sullo sfondo un mare sempre più caldo e calmo che, in un contesto costiero ricco di nutrienti, fa da acceleratore. È una spiegazione più faticosa del «è la fogna» o del «sono i nitrati», ma è l'unica coerente con tutti i numeri, e ha il pregio di non poter essere smontata con un singolo dato, da una parte o dall'altra. Per chiuderla del tutto mancano solo due misure, entrambe nelle mani di ARPACAL e non ancora pubbliche: la clorofilla e l'indice TRIX del corpo idrico marino del golfo — quanto verde, davvero, e dove — e i nitrati misurati proprio alla foce dell'Amato in serie continua, per stimare il carico e non solo la concentrazione. Nel frattempo, una cosa si può già dire senza timore di smentite: il mare verde di Sant'Eufemia è un fenomeno di terra prima che di mare, e la sua chiave non è un tubo da chiudere, ma il modo in cui gestiamo l'azoto del bacino — la depurazione spinta e i nutrienti agricoli — su una costa che, intanto, continua a scaldarsi.

Fonti

Sono collegate solo le fonti ufficiali (atti, banche dati istituzionali e pubblicazioni primarie). Dove un atto non è pubblicato online su fonte ufficiale, è indicato come tale — non si linkano articoli di stampa che lo citano.

FonteNatura
Danovaro R., Fonda Umani S., Pusceddu A. (2009) — Climate Change and the Potential Spreading of Marine Mucilage and Microbial Pathogens in the Mediterranean Sea, PLoS ONE 4(9): e7006. 10.1371/journal.pone.0007006Peer-reviewed
Declino globale della clorofilla (Science Advances, 2025) e risposta della clorofilla alle ondate di calore in Adriatico (Marine Pollution Bulletin, 2025).Peer-reviewed (DOI da verificare)
D.Lgs. 152/2006 e D.M. 260/2010 — indice TRIX e stato trofico delle acque marino-costiere (Gazzetta Ufficiale / Normattiva).Normativa
Direttiva 91/676/CEE (Nitrati) — EUR-Lex. Regione Calabria, designazione Zone Vulnerabili ai Nitrati (DGR 301/2012, confermata 119/2021): vedi ARSAC — perimetrazione ZVN.Normativa / atti
Procedura d'infrazione UE 2018/2249 — parere motivato 15/02/2023, pacchetto infrazioni di febbraio (Commissione europea).Atti UE
ARPACAL — monitoraggio nitrati acque superficiali (dati 2020–2025); iniziativa «Agricoltura sostenibile» (Lamezia, 18/05/2026): scheda SNPA.Dato ufficiale
ARPACAL, nota prot. 8057 del 28/09/2011 sull'eutrofizzazione del golfo: non pubblicata su fonte ufficiale online.Da verificare
Clorofilla-a e SST del Golfo Lametino: elaborazione TYRN SEA su dati Copernicus Marine Service.Elaborazione propria

Documento di studio personale — rielaborazione di dati pubblici Copernicus Marine Service, Min. Salute (Portale Acque) ed European Environment Agency. Il presente studio ha valore puramente informativo.