In questi giorni il Tirreno calabrese è di nuovo pieno di chiazze, schiume e mucillagini, e puntualmente sui social è ripartito il solito processo: «il mare è sporco», «sono gli scarichi», «i depuratori non funzionano».
Potete tranquillamente continuare a pensare che nel Tirreno calabrese ci siano tubi nascosti e scarichi fognari che si aprono a comando a una certa ora, e che le scie di fogna arrivino davanti al vostro ombrellone proprio nel momento esatto in cui avevate deciso di fare il bagno.
Oppure, tornando alle cose serie, possiamo guardare i dati Copernicus del Tirreno calabrese — satellitari, pubblici, disponibili dal 1999 a oggi. Tutti i numeri qui sotto si riferiscono alla zona Tirreno Sud (da Nocera Terinese a Palmi).
Quattro record. Tutti negli ultimi 24 mesi.
Quattro record, tutti negli ultimi 24 mesi. Non è un caso statistico. È un mare che si sta scaldando, e in fretta: la temperatura superficiale estiva del Tirreno Sud cresce di +0,67 °C ogni decennio dal 1999, +1,7 °C in 26 anni — in linea con quanto la review di Pisano et al. (2020) misura per l'intero Mediterraneo, uno dei climate change hotspots del pianeta. Tutti questi numeri sono consultabili e aggiornati nella pagina Storico di questo sito.
Cosa c'entra il mare caldo con le mucillagini
C'entra tutto, ed è documentato da decenni. Una ondata di calore marina (MHW), nella definizione standard di Hobday et al. 2016, è un periodo di almeno 5 giorni consecutivi con temperatura sopra il 90° percentile climatologico. Quando il mare resta caldo a lungo succedono tre cose contemporaneamente:
- il metabolismo delle alghe accelera (ogni +10 °C raddoppia il tasso di divisione cellulare);
- la colonna d'acqua si stratifica: l'acqua calda superficiale galleggia su quella fredda, i nutrienti restano intrappolati in alto e le alghe hanno luce e cibo stabili per giorni;
- in pochi giorni le specie a riproduzione più rapida (Pyramimonas, Karlodinium, Prorocentrum) passano da poche cellule a milioni per litro d'acqua. Il risultato lo vedete a occhio nudo: acqua verde, schiume marroni, mucillagini.
Garrabou et al. (Nature, 2022) hanno collegato le ondate di calore mediterranee 2015–2019 a mortalità di massa di oltre 50 specie marine; Smale et al. (2019) mostrano che le MHW raddoppiano la probabilità di fioriture algali tossiche a scala globale. Non è teoria: il 6 luglio 2025, al lido La Marinella di Lamezia, ARPACAL ha documentato un bloom di Pyramimonas da 12 milioni di cellule per litro — arrivato dopo circa una settimana di anomalia termica sopra +1,5 °C. Le mucillagini di questi giorni seguono lo stesso copione.
Le chiazze, le schiume e il «mare sporco» sono esattamente questo: il sintomo visibile di un mare troppo caldo, non la prova di un tubo nascosto.
E non lo dico solo io: lo dicono i cittadini stessi
Qui arriva la parte interessante. In un altro studio di questo progetto ho contato, anno per anno e zona per zona, quante segnalazioni di «mare sporco» i cittadini calabresi hanno pubblicato sui social dal 2012 a oggi, e le ho confrontate con l'anomalia termica estiva della stessa zona.
Il risultato sul Tirreno Sud è netto: r = +0,80. Cioè il numero di post che gridano «il mare è sporco!» aumenta proprio negli anni in cui il mare è più caldo. Il 2024, l'estate più rovente del record, è anche l'anno con più segnalazioni; il 2025, caldissimo, resta in alto.
È la prova che ribalta la narrazione: se il «mare sporco» fosse uno scarico fognario, dovrebbe comparire a caso, legato alle piogge o ai guasti dei depuratori. Invece segue la temperatura. Le stesse persone che scrivono «sono gli scarichi» stanno, senza saperlo, misurando il riscaldamento del mare. I dettagli, i grafici e gli intervalli di confidenza sono nello studio Analisi Social.
E i depuratori, allora?
Esistono, e in alcuni punti hanno problemi reali. Le analisi ARPACAL su questo sito mostrano che qualche sforamento microbiologico c'è, soprattutto in tratti localizzati — e quando capita va denunciato. Ma sono eventi puntuali e circoscritti: la classificazione ufficiale ARPACAL 2026 certifica che il 96÷97% delle acque di balneazione calabresi è in classe eccellente o buona. Il sistema depurativo regionale, anche grazie agli investimenti degli ultimi anni, nel complesso funziona.
Soprattutto: uno scarico locale non spiega un fenomeno sincrono che colora di verde decine di chilometri di costa nello stesso momento, da Falerna a Lamezia. Quello lo spiega solo la fisica del bacino: un mare troppo caldo, troppo a lungo.
Dare la colpa a uno scarico nascosto è troppo semplice, troppo facile, troppo riduttivo. E soprattutto ci distrae dal problema vero: un mare che si scalda in fretta, con conseguenze che — se continuiamo a guardare il tubo immaginario invece del termometro — tra qualche anno saranno difficili da gestire. Le mucillagini non sono il problema. Sono l'allarme.
Tutti i dati di questo articolo sono pubblici e verificabili. I record termici sono nella pagina Storico (aggiornata ogni giorno sui dati Copernicus Marine); la letteratura scientifica con i DOI è nella pagina Basi scientifiche e letteratura; le analisi di balneazione nella pagina Classificazione ARPACAL.