Quando scegliamo dove fare il bagno ci affidiamo a quello che vediamo: acqua limpida = mare pulito, acqua torbida o verde = mare sporco. È un istinto comprensibile, ma i dati di laboratorio raccontano che quello che si vede non sempre coincide con quello che dicono le analisi.
Anche le spiagge premiate hanno le loro giornate-no
La qualità dell'acqua si misura con due parametri di legge — Escherichia coli ed enterococchi intestinali, gli indicatori di contaminazione fecale previsti dalla normativa europea (Dir. 2006/7/CE, D.Lgs 116/2008). I limiti di balneabilità per acque marine sono 200 UFC/100 ml per gli enterococchi e 500 per E. coli. Ma se guardiamo i dati e non le foto troviamo che persino località molto vicine a quelle premiate con la Bandiera Blu hanno avuto sforamenti a giugno 2026.
- Corigliano-Rossano, che nel 2026 ha raddoppiato le Bandiere Blu (due bandiere per il mare della città), l'8 giugno ha registrato tre campioni oltre i limiti: ai canali Scavolino e Missionante (lato Corigliano) e al Torrente Cino Piccolo (lato Rossano).
- Catanzaro, il 9 giugno, uno sforamento di enterococchi alla Capitaneria di Porto.
- Crotone, il 10 giugno, un superamento alla zona Magna Grecia.
Attenzione a non fraintendere, in nessuna delle due direzioni. Uno sforamento non rende «sporca» una spiaggia: ma un fuori norma resta un segnale reale di contaminazione fecale che deve essere attenzionato. Questi punti sono quasi sempre alle foci di torrenti e canali, cioè dove gli scarichi raggiungono il mare: il monitoraggio è fatto lì non per caso. Se lo sforamento è isolato può rientrare al campione dopo; se invece si ripete nello stesso punto, anche senza pioggia, allora non è il meteo: è uno scarico fognario collegato a un problema che dovrà essere attenzionato. La differenza la fanno i dati, non la fama del posto.
Il caso che merita un approfondimento: lo Stretto e il Reggino
Che l'occhio possa essere ingannato è abbastanza palese; vediamo cosa accade nel comune di Reggio Calabria. Qui l'occhio degli smartphone dice «pulito» — acqua spesso limpida, azzurra, mossa, senza alghe né mucillagini — e l'analisi dice l'opposto. Lungo il litorale di Reggio Calabria, i numeri 2026 non sono una giornata-no: sono un'emergenza cronica.
| Punto di monitoraggio | Campioni fuori norma | Picco (EI / EC) |
|---|---|---|
| Lido Comunale Pontile N | 3 su 3 (apr, mag, giu) | 14.000 / 16.000 |
| Lido Comunale Pontile S | 3 su 3 (apr, mag, giu) | 400 / 15.000 |
| 500 m N Torrente Annunziata | 3 su 3 (apr, mag, giu) | 1.200 / 8.000 |
| Pellaro – Lume | 2 su 3 (apr, giu) | 20.000 / 20.000 |
| Circolo Nautico | 1 su 3 (giu) | 12.000 / 10.000 |
Per inquadrare quei numeri: il limite è 200 per gli enterococchi e 500 per E. coli. A Pellaro si è arrivati a 20.000 — cento volte la soglia. E soprattutto: gli stessi punti risultano fuori norma ad aprile, a maggio e a giugno, in condizioni meteo diverse. Questa è la prova inequivocabile di uno scarico fognario strutturale, non di un picco occasionale dopo un temporale. Sull'intero comune di Reggio, nel 2026, quasi un campione su quattro è fuori norma: 18 su 75, il 24 %.
E allora perché l'acqua, lì, spesso sembra pulita? Per un motivo fisico, non depurativo. Lo Stretto di Messina ha alcune delle correnti di marea più forti del Mediterraneo, un forte rimescolamento verticale e una continua risalita di acqua profonda fredda (upwelling). Questo fa due cose: diluisce e disperde rapidamente i contaminanti lontano dal punto di scarico, e raffredda la superficie impedendo le fioriture algali. Risultato: niente mare verde, niente mucillagini, acqua spesso blu o cristallina. Le correnti dello Stretto salvano la faccia, ma non la sostanza: dove la diluizione non basta — proprio agli sbocchi urbani, Pellaro, Lido Comunale, Annunziata — i valori esplodono.
E non è un'emergenza di stagione. La classificazione ufficiale europea (EEA) la fotografa da oltre trent'anni: nell'area dello Stretto/Reggio la quota di acque classificate «scarse» era già al 15,8% negli anni '90; dopo un miglioramento a inizio anni 2000 (scesa al 3%) è tornata a salire — 10,6% nel decennio 2010-19 e 12,3% nel 2020-24. Nello stesso arco di tempo Tirreno e Ionio sono rimasti stabilmente sopra il 92% di acque eccellenti. È un deficit depurativo strutturale dell'agglomerato urbano reggino, più volte oggetto di procedure di infrazione europee sulle acque reflue: un'emergenza infrastrutturale e civica, da nominare come tale — non un giudizio sulla costa ionica nel suo insieme (di cui Reggio è solo una punta urbana), ma un nodo che le acque limpide e fredde dello Stretto, da sole, hanno mascherato e mascherano da tempo.
L'opposto: il mare «verde» del Tirreno è pulito
All'estremo opposto c'è il Tirreno di questi giorni: spesso verde, con qualche schiuma, e l'occhio del turista o del bagnante dice subito «è scarico di fogna». Ma i campioni microbiologici di quei tratti (da Praia a Pizzo, e la fascia Amantea–Lamezia) sono tra i più in regola di tutta la regione. Quel verde non è fogna: è una fioritura di microalghe — nutrita dai carichi di azoto che arrivano da terra (fiumi, agricoltura, reflui) e fatta esplodere dal mare caldo e calmo. Non uno scarico che si apre a comando. E che il caldo ci sia lo conferma la fotografia Copernicus al 10 giugno 2026: il Tirreno è in ondata di calore marina attiva, lo Ionio no.
Il calore prolungato stratifica la colonna d'acqua e fa proliferare le microalghe (lo stesso meccanismo del bloom di Pyramimonas documentato da ARPACAL a Lamezia il 6 luglio 2025; Smale et al. 2019 lo descrivono per tutto il Mediterraneo). Dove c'è il calore, c'è il verde — e in questi giorni il calore è sul Tirreno. La cosa interessante è che proprio quel Tirreno «brutto da vedere» è, all'analisi, tra i più in regola: la classificazione ufficiale europea (EEA) lo certifica eccellente per oltre il 90% delle sue acque in ogni decennio dal 1990 a oggi. Un mare stabilmente sano, che oggi paga solo in apparenza un problema che è di temperatura, non di scarichi.
E la fogna c'è? E se c'è, dove sta?
C'è un modo semplice per distinguere un problema occasionale da uno strutturale: guardare dove si concentrano gli sforamenti. Le foci di fiumi e torrenti (Savuto, Petrace, Trionto, Crocchio, Vena Morta…) sono i punti più a rischio in assoluto — è lì che un eventuale scarico arriva per primo. Le spiagge aperte, invece, sono il mare «aperto», quello dove si fa il bagno. Ho separato i due tipi di punto, area per area, sui campioni 2026 (dati del portale del Ministero della Salute, stagione aggiornata al 14 luglio). Un punto conta come «foce» quando il suo nome ufficiale lo colloca rispetto a un corso d'acqua: cita una foce, un fiume, un torrente, un canale, oppure la sponda destra o sinistra («100 mt DX Torrente Corvino»).
| Area | Foci — % fuori norma | Spiagge aperte — % fuori norma |
|---|---|---|
| Tirreno | 1,9 % (313 camp.) | 0,7 % (438 camp.) |
| Ionio | 5,0 % (222 camp.) | 2,0 % (716 camp.) |
| Estremo Sud (Reggino) | 16,7 % (solo 18 camp.) | 10,6 % (217 camp.) |
Tre letture, in ordine d'importanza:
- Le foci sono ovunque il punto debole, ma sul Tirreno lo sono meno. Su entrambe le coste gli sforamenti si addensano dove arriva un corso d'acqua, ed è fisiologico: è lì che il monitoraggio fa il suo lavoro. Ma il Tirreno sfora all'1,9 % dei campioni contro il 5,0 % dello Ionio, cioè meno della metà.
- Sulle spiagge aperte il Tirreno è quasi immacolato: 0,7 %. Lo sporco, quel poco che c'è, resta confinato alle foci e non raggiunge il bagnante. Lo Ionio è comunque buono (2,0 %).
- Reggio è l'eccezione che spiega tutto: 10,6 % di sforamenti sulle spiagge. Lì la contaminazione ha lasciato i fiumi (che quasi non esistono come problema: un solo punto-foce) e si è presa i lidi, dal Lido Comunale a Pellaro, Gallico e Ravagnese. Non un torrente che puoi evitare: un intero fronte urbano compromesso, e per giunta vietato alla balneazione con ordinanza dal 19 giugno 2014.
È questa la prova che separa le tre situazioni. Sul Tirreno, quando qualcosa va storto resta circoscritto per qualche giorno (a volte poche ore) alla foce di un fiume o torrente, e l'acqua delle spiagge frequentate è sicura e pulita. A Reggio lo scarico è ormai sulla spiaggia, e ci resta per giorni, campione dopo campione. Non lo si vede a occhio — anzi, l'acqua dello Stretto è limpida — ma i numeri non lasciano spazio a dubbi.
Per concludere
Sommando tutto (dati del Portale del Ministero), la quota complessiva di esami fuori norma 2026 è 1,7 % sul Tirreno, 3,2 % sullo Ionio e 11,4 % nell'area dello Stretto/Reggio. Letti con onestà, non dicono «una costa batte l'altra»: dicono che il grosso delle acque calabresi, ioniche e tirreniche, è in regola — il 96–97 % dei campioni — e che esiste un'unica eccezione grave e localizzata, l'agglomerato urbano dello Stretto, da affrontare per quello che è. Tutto il resto, in un senso o nell'altro, è apparenza.
L'acqua più trasparente non è sempre la più sana, e quella più verde non è sempre la più sporca. Una località con due o tre Bandiere Blu può avere un campione fuori norma; un mare cristallino può nascondere uno scarico che dura da decenni; un mare verde può essere pulito e semplicemente troppo caldo. L'occhio inganna; i campioni no. E su una cosa, infine, i numeri sono concordi su entrambe le coste: questi mari si stanno scaldando in fretta (+0,67 °C/decennio sul Tirreno Sud, +0,52 sullo Ionio). Quello è il problema che nessuna bandiera, e nessuna corrente, può mascherare.
Un'ultima cosa, per chi pensa che le analisi siano truccate.
C'è chi, davanti a un mare verde, chiude il discorso così: «le analisi non dicono la verità, c'è un complotto per nascondere quanto è sporco il mare». Benissimo: ma allora dovremmo buttare via anche i dati del Reggino — quelli che parlano di acque «scarse» da trent'anni, di valori cento volte oltre il limite, di procedure d'infrazione europee.
Ed è qui che la teoria del complotto crolla da sola: un ente che volesse occultare l'inquinamento per non spaventare i turisti partirebbe proprio dal cancellare quei numeri, non dal pubblicarli. Le analisi che «fanno paura» sono la prova migliore che le analisi non sono truccate.
I dati non si scelgono a convenienza: o ci si fida quando dicono «pulito» e quando dicono «inquinato», o non ci si fida mai. E allora, prima di gridare al complotto, fate un bagno davanti a uno di quegli scarichi — e semmai poi ne riparliamo. 🙂
Tutti i dati sono pubblici e verificabili.
Gli esami di balneazione per punto e per data sono nella pagina
Monitoraggio Balneabilità
(fonte Portale Acque del Ministero della Salute + ARPACAL); lo stato termico e i
giorni di ondata di calore per zona sono nella pagina
Storico, sui dati Copernicus Marine.
Nota: le percentuali sul singolo campione non coincidono con la
classificazione UE finale, basata su statistiche di quattro anni.