In questi giorni, sul Tirreno calabrese, sono apparse mucillagini in più punti. Bagnanti che si chiedono cosa sia, qualche post su Facebook con la foto, e una risposta che gira già: nel mare c’è fogna, è colpa dei depuratori. È vero per una piccolissima (e insignificante) parte, mentre la vera causa è un'altra, ed è scritta nei dati Copernicus di 26 anni: il Tirreno calabrese si è scaldato di 1,7 °C dal 1999 a oggi.
Provo a metterla in ordine.
C'è davvero un legame tra temperatura del mare e mucillagini?
Sì, e da molto tempo. La letteratura peer-reviewed sul tema parte dagli anni '90, soprattutto sull'Adriatico Nord — il bacino italiano dove le mucillagini sono state studiate per primo. Precali, Cabrini, Degobbis e altri ricercatori del programma INTERREG mostrarono già nel 2005 che gli eventi mucillaginosi estesi sono correlati a stagioni estive con temperatura superficiale del mare (SST, «Sea Surface Temperature») oltre 25 °C e stratificazione prolungata della colonna d'acqua (Precali et al. 2005, Mucilaginous aggregates in the northern Adriatic…; Cabrini et al. 2012, Phytoplankton temporal changes in a coastal…).
Per le fioriture algali (i bloom, l'acqua verde) il legame con la temperatura è ancora più diretto: Accoroni e Totti, in una review del 2016, mostrano che le fioriture estive di Ostreopsis ovata nel Mediterraneo richiedono acqua oltre i 24 °C, con picco di proliferazione tra 27 e 28 (Ostreopsis ovata: ecology of an invasive…). Sotto i 20 °C l'organismo è inattivo (Pistocchi et al. 2011, A review on the effects of…).
Il meccanismo è semplice. Più caldo = più veloce il metabolismo cellulare (la regola di van't Hoff: ogni +10 °C raddoppia il tasso di divisione). Più caldo persistente = stratificazione termica = i nutrienti restano intrappolati in superficie senza rimescolamento, con luce stabile per giorni. A quel punto le specie opportuniste — Pyramimonas, Karlodinium, Prorocentrum sul Tirreno; Gonyaulax fragilis sull'Adriatico — esplodono. Il risultato lo si vede a occhio nudo.
Il Tirreno calabrese fa parte del problema?
La risposta dei numeri è abbastanza certa. I dati Copernicus Marine 1999–2025 (modello Med-MFS a 4 km di risoluzione, reanalisi validata su mareografi e satellite) per il Tirreno calabrese dicono questo:
- 1999-2010: SST media estiva (giu-set) = 24,70 °C
- 2011-2020: 25,22 °C (+0,52 sul 1999-2010)
- 2021-2025: 26,06 °C (+1,36)
Trend lineare 1999-2025: +0,66 °C per decade, R²=0,62. Tradotto: il Tirreno calabrese si è scaldato di 1,7 °C in 26 anni. È un riscaldamento regionale, non locale: i valori delle tre sotto-zone monitorate (Nord +0,66, Sud +0,65, Amantea-Lamezia +0,63 °C/decade) sono praticamente sovrapponibili. Il numero è coerente con la review di Pisano et al. (2020, New Evidence of Mediterranean Climate Change…) che calcola lo stesso ordine di grandezza per l'intero bacino centro-occidentale del Mediterraneo.
Ma la cosa più impressionante non è la media: è quanto si è amplificata la coda calda della distribuzione. Una marine heatwave (MHW), nella definizione standard di Hobday et al. 2016 (A hierarchical approach to defining marine…), è un periodo di almeno 5 giorni consecutivi con SST sopra il 90° percentile climatologico. Sul Tirreno calabrese i giorni di MHW per anno sono passati da:
- 1999-2010: media 7,1 giorni/anno sopra il 90° percentile
- 2015-2025: media 75,7 giorni/anno → aumento × 10,7
Più nel dettaglio degli ultimi anni:
- 2022: 6 eventi MHW, 136 giorni totali, intensità max estiva +0,9 °C
- 2023: 3 eventi, 184 giorni, intensità max +1,5 °C
- 2024: 4 eventi, 267 giorni sopra clim+90° (record assoluto della serie), intensità +1,6 °C
- 2025: 3 eventi, 90 giorni, intensità max estiva +2,4 °C (record assoluto di intensità)
Garrabou et al. (2022, Marine heatwaves drive recurrent mass mortalities…) hanno collegato le MHW mediterranee 2015–2019 a episodi di mortalità di massa di 50+ specie marine. Smale et al. (Nat. Clim. Change 2019, Marine heatwaves threaten global biodiversity and…) mostrano che le MHW raddoppiano la probabilità di eventi tossici di fioritura algale a scala globale.
Uno dei tanti eventi ben documentati sul Tirreno calabrese è il bloom di Pyramimonas del 6 luglio 2025 al lido La Marinella di Lamezia (12 milioni di cellule per litro, rapporto ARPACAL 25CZ1528B/01-1). Quel bloom è arrivato dopo circa 7 giorni di anomalia SST persistente sopra +1,5 °C. Le mucillagini diffuse osservate fra il 2 e il 5 giugno 2026 si manifestano dopo circa 6–8 giorni di anomalia +1 °C: uno schema coerente con la calibrazione empirica che ho adottato per l'indice di rischio del sistema di monitoraggio.
Perché il golfo di Sant'Eufemia «risponde» prima del resto della costa
Il riscaldamento è regionale ma i fenomeni visibili (acqua verde, schiume marroni, mucillagini) non emergono in modo uniforme lungo la costa tirrenica calabrese. C'è un'area che li mostra sistematicamente prima e in modo più persistente: il golfo di Sant'Eufemia, il tratto Falerna–Amantea–Lamezia. Tre fattori del bacino lo spiegano, e li abbiamo documentati nello studio sulle coste calabresi:
- Batimetria sfavorevole: la piattaforma continentale nel golfo è molto più ampia che altrove. Il fondale scende a -50 m solo a circa 1,5 km dalla linea di costa, contro i 500-700 m del Tirreno aperto a Nord di Amantea o a Sud di Pizzo. Acque costiere basse = stratificazione termica più rapida e persistente, perché il volume d'acqua da scaldare è minore.
- Venti deboli: il golfo è riparato dai rilievi della catena costiera (Sila piccola a est, monti del Reventino a sud-est) dai venti dominanti di Nord-Ovest (Maestrale) e da Nord (Tramontana). Le velocità medie del vento sulla costa di Sant'Eufemia sono le più basse di tutta la Calabria tirrenica. Vento debole = rimescolamento ridotto = la stratificazione si rompe meno spesso.
- Apporto fluviale concentrato: i fiumi Amato, Savuto e Angitola portano nutrienti (azoto e fosforo) direttamente dentro il golfo, alimentando il «serbatoio di crescita» che le specie algali utilizzano nei giorni di acqua ferma.
Risultato: lo stesso riscaldamento regionale di +1,7 °C e le stesse MHW del Tirreno calabrese si traducono in bloom visibili e mucillagini persistenti nel golfo di Sant'Eufemia, mentre altrove sulla stessa costa le acque restano apparentemente normali. Non perché lo scarico sia peggiore lì che a Tropea o Praia a Mare: perché la fisica del bacino amplifica il segnale. Gli stessi nutrienti, in mare aperto e ventilato, si disperdono in poche ore; nel golfo di Sant'Eufemia restano in colonna per giorni.
Si può fare qualcosa per l'estate 2026?
No. Non esiste alcuna leva su scala stagionale che possa raffreddare il mare. Il sistema oceano-atmosfera ha un'inerzia termica enorme: il calore accumulato nei primi 100 metri di colonna d'acqua dal Tirreno meridionale non si dissipa in settimane. L'unica variabile che potrebbe ridurre l'intensità di un bloom imminente è il vento — un evento di Maestrale forte per 3-4 giorni rimescolerebbe la colonna e riporterebbe la MLD a profondità maggiori. Ma è meteorologia, non gestibile dall'uomo.
Quello che si può fare nell'immediato è solo divulgativo: monitorare (ARPACAL, citizen science via piattaforme come TYRN SEA, satelliti Sentinel-2 e Sentinel-3) e comunicare il rischio di mucillagini e mare verde in modo tempestivo. La sezione balneabilità di TYRN SEA (questo sito) mostra che il sistema depurativo calabrese (tranne rare eccezioni localizzate soprattutto nell'estremo sud della Regione) funziona correttamente, anche grazie ai massicci investimenti fatti dalla Regione Calabria.
E per il futuro nel breve periodo (2027-2030)?
Anche qui no. È il concetto di climate commitment dell'IPCC AR6: anche se domani si azzerassero le emissioni globali di CO₂, il riscaldamento già in corso continuerebbe per decenni per inerzia del sistema climatico (Matthews & Caldeira 2008, Stabilizing climate requires near-zero emissions; Allen et al. 2009, Warming caused by cumulative carbon emissions…). C'è già oggi nel sistema un ulteriore +0,3-0,5 °C «in pipeline» — calore già captato dall'oceano profondo che salirà in superficie. Per il Tirreno calabrese significa attendersi estati medie attorno ai 26-27 °C per tutta la fine del decennio, con MHW probabilmente più frequenti di quelle del 2024. Le mucillagini saranno un fenomeno ricorrente.
E nel lungo periodo (2050+)?
Qui la risposta è: forse. Solo se la traiettoria di emissioni globali si allinea agli scenari SSP1-1.9 / SSP1-2.6 dell'IPCC (limitare il riscaldamento sotto +1,5 °C su preindustriale, Paris Agreement), la SST mediterranea potrebbe stabilizzarsi entro il 2060-2070 e in alcuni sottosettori cominciare a regredire. Negli scenari SSP2-4.5 o SSP3-7.0, quelli su cui la politica climatica globale si sta effettivamente muovendo, l'aumento prosegue indefinitamente. Per il Tirreno calabrese specifico le proiezioni Med-CORDEX al 2050 indicano +1,8 °C oltre la media 2000-2020 nello scenario intermedio (Soto-Navarro et al. 2020, Evolution of Mediterranean Sea water properties…).
Quindi: nel lungo periodo qualcosa si può fare, ma non a livello regionale. Si fa o si fa a livello globale, o non si fa. La Calabria, da sola, può intervenire al massimo sulle pressioni locali — depurazione, gestione foci, protezione delle praterie di Posidonia oceanica che funzionano come oasi di freschezza locale e sequestrano carbonio.
Cosa dire a residenti e turisti?
Che il mare verde di questi giorni non è «il mare da fogna». È una risposta biologica coerente con la fisica del bacino: stratificazione termica, MHW estiva precoce, finestra termica già pienamente nella zona di attivazione delle specie algali responsabili di mucillagini marroni, schiume marroni e acqua colorata di verde. È esattamente quello che la letteratura prevedeva sin dal 2005 per i mari italiani in un clima in riscaldamento, ed è il tipo di evento che diventerà più frequente e più persistente nei prossimi anni.
Il sistema di monitoraggio TYRN SEA previsto in questo sito — che combina dati Copernicus, ARPACAL e segnalazioni cittadine — non risolve il problema. Lo rende visibile in tempo quasi reale, lo documenta su base scientifica riproducibile, e mette i dati a disposizione di chi deve prendere decisioni (sindaci per le ordinanze, gestori del servizio idrico integrato per le priorità di intervento, comunità scientifica per la calibrazione dei modelli). Tutto qui.
Il resto è una storia geologicamente più grande di noi, ma non per questo meno reale: il Mediterraneo è uno dei climate change hotspots identificati dall'IPCC, ha un tasso di riscaldamento 20% superiore alla media globale, e le mucillagini sono uno dei sintomi visibili di un sistema sotto stress termico cronico.
Fonti dei numeri. Copernicus Marine Service (Med-MFS reanalisi 4 km, 1999-2025) elaborati nel sistema TYRN SEA. La letteratura completa con DOI è nella pagina Basi scientifiche e letteratura. I dati ARPACAL 2025-2026 sono nella pagina Classificazione ufficiale ARPACAL 2026.