In sintesi. Il mare della Calabria, nel 2026, non è stato bocciato da Goletta Verde: non è stato nemmeno analizzato. Quella campagna non effettua un’indagine sullo stato di salute del mare calabrese, e Legambiente stessa lo scrive: «il monitoraggio non serve a rilasciare patenti di balneazione». Nel 2026 i punti campionati in Calabria sono ventiquattro, poco più di tre ogni cento chilometri di costa, e sedici sono foci di fiumi e scarichi. Uno solo, su ventiquattro, è una spiaggia lontana da qualunque foce.
Ho poi ricostruito l’intero archivio pubblico della campagna in tutta Italia, non solo in Calabria: 3.863 prelievi dal 2014 al 2026, estratti dai fogli che alimentano la mappa ufficiale. Escludendo i laghi restano 2.984 prelievi in mare, in quindici regioni costiere. Sul piano nazionale, alla foce di un fiume è oltre i limiti un prelievo su due; su una spiaggia lontana dalle foci, uno su dodici. Poiché la quota di foci nel campione cambia radicalmente da regione a regione, le percentuali regionali di mare non conforme che ogni estate finiscono nei titoli non sono confrontabili fra loro: nel 2026 la Calabria è al 62,5% e le Marche al 58,3%, due numeri che nessun test statistico distingue.
1. Due numeri, e la conclusione sbagliata
Il 13 luglio 2026 Goletta Verde ha presentato i dati della Calabria: su 24 prelievi, 15 oltre i limiti di legge. Il 62,5%. Cinque giorni prima, a Brindisi, aveva presentato quelli della Puglia: su 29 prelievi, 2 oltre i limiti. Il 6,9%.
Un lettore che legge quei due numeri uno accanto all’altro trae una conclusione immediata, e per le vacanze anche pratica: in Calabria il mare è nove volte più sporco che in Puglia, meglio andare in Puglia. È una conclusione che i dati non autorizzano, e il motivo non sta in un errore di laboratorio. Sta in una riga che quasi nessuno legge: in Calabria 16 dei 24 prelievi sono stati fatti alla foce di un fiume o davanti a uno scarico; in Puglia, 10 su 29. Il 67% contro il 34%. I due numeri non misurano la stessa cosa.
Non è, si badi, un pregiudizio verso il Sud: la Puglia, che è al Sud quanto la Calabria, con lo stesso metodo esce benissimo. E non è nemmeno un pregiudizio verso la Calabria. Sedici giorni prima della Calabria la campagna aveva presentato i dati delle Marche: 7 prelievi oltre i limiti su 12, il 58,3%. Su campioni così piccoli, ventiquattro punti da una parte e dodici dall’altra, quattro punti percentuali di differenza non significano nulla: basta un solo prelievo andato storto per ribaltarli. Sono, a tutti gli effetti, lo stesso numero. E i titoli marchigiani sono stati durissimi quanto quelli calabresi, striscione alla foce del Musone compreso.
Per chi vuole il conto: il test esatto di Fisher fra il dato calabrese e quello marchigiano dà p = 1,000, cioè la differenza è indistinguibile dal caso; gli intervalli di confidenza al 95% vanno dal 43% al 79% per la Calabria e dal 32% all’81% per le Marche, e si sovrappongono quasi del tutto.
Ecco il punto, ed è più semplice e più grave di una congiura: quel numero non è un voto al mare di una regione, e viene letto come se lo fosse. Vale per la Calabria, vale per le Marche, e vale per la Puglia, dove il numero è basso non perché il mare sia nove volte più pulito, ma perché il paniere è fatto in un altro modo.
2. Che cosa misura Goletta Verde
Il monitoraggio non è un giudizio sulla balneabilità, e non pretende di esserlo. Lo scrive Legambiente stessa, nel comunicato calabrese del 2025:
«Il monitoraggio che portiamo avanti con Goletta Verde non serve a rilasciare patenti di balneazione, di cui sono incaricate le autorità competenti.»
E nel comunicato pugliese dell’8 luglio 2026:
«Anche se le foci dei fiumi non sono balneabili, è utile che questa informazione sia sempre restituita alla cittadinanza, poiché spesso in prossimità delle foci si vengono a creare spazi di spiaggia libera utilizzata dai bagnanti.»
Quell’avvertenza, però, nel comunicato calabrese del 2026 non c’è. C’era nel 2025, non c’era nel 2024, non c’è quest’anno. Non è un accanimento contro la Calabria, e va detto: nel 2026 quella frase compare in quattro comunicati su sedici in tutta Italia. Il risultato, però, è che il lettore calabrese del 2026 quell’avvertenza non l’ha letta da nessuna parte, mentre il 62% l’ha letto ovunque.
Che alle foci non si faccia il bagno, del resto, lo scrive Legambiente stessa nel comunicato calabrese, parlando dei torrenti Annunziata e Caserta a Reggio: sfociano in mare e colpiscono il tratto di costa adiacente alla città, «dove, nonostante il divieto di balneazione, i cittadini vanno a fare il bagno». Il divieto c’è, e sono loro a ricordarlo.
La campagna cerca deliberatamente i punti a maggior rischio: foci, canali, scarichi, tubi che sboccano in acqua, segnalati dai circoli locali e dai cittadini. È un lavoro utile, che negli anni ha scoperchiato scarichi reali. Ma un campione costruito per trovare il peggio non può essere letto come una fotografia della media.
3. Chi certifica davvero dove si può fare il bagno
È qui che il lettore si perde, e non per colpa sua: i due monitoraggi vengono raccontati come se fossero la stessa cosa, e non lo sono. In Calabria, ogni stagione, si misura l’acqua di mare due volte, in due modi che non hanno nulla in comune.
| Stagione 2025, Calabria | Goletta Verde (Legambiente) | ARPACAL (per il Ministero della Salute) |
|---|---|---|
| Prelievi effettuati | 23 | 4.080 |
| Punti campionati | 23, una volta ciascuno | 606 aree balneari, in media 7 volte ciascuna |
| Come sono scelti | dove il rischio è più alto: foci, canali, scarichi | tutte le acque di balneazione individuate per legge |
| Periodo | pochi giorni, fra fine giugno e inizio luglio | da metà aprile a metà ottobre |
| Ricampiona dopo uno sforamento? | no | sì: 147 prelievi suppletivi nel 2025 |
| Certifica la balneabilità? | no, e lo dichiara Legambiente stessa | sì, è l’unico che lo fa |
Per ogni prelievo di Goletta Verde, ARPACAL ne fa 177. E sono quei 4.080, non i 23, a stabilire se un tratto di mare è balneabile, se va chiuso, se va riaperto. Goletta Verde non ha, e non rivendica, alcun potere di certificazione: il suo monitoraggio è un’azione di denuncia sugli scarichi, dichiarata come tale.
Il problema nasce quando i due numeri viaggiano insieme sui giornali. Il 62% di Goletta Verde compare in prima pagina; il fatto che nella stessa regione, nella stessa estate, l’autorità sanitaria abbia prelevato quasi duecento volte tanto e abbia classificato eccellente il 90% delle acque, non compare quasi mai. Il lettore ricorda il primo numero e non ha mai sentito il secondo.
La stagione 2026 è ancora in corso e il conto sale ogni settimana: all’8 luglio l’autorità sanitaria aveva già effettuato in Calabria 1.959 analisi, con 61 superamenti dei limiti microbiologici, il 3,11%. I dati sono aggiornati quasi in tempo reale nella mia pagina di monitoraggio della balneabilità.
Fonte: Portale Acque del Ministero della Salute e file provinciali ARPACAL. Stagione 2025, chiusa: 4.222 analisi secondo il Portale, 4.080 prelievi secondo i file ARPACAL (di cui 147 suppletivi), dal 14 aprile al 16 ottobre. Stagione 2026, in corso: 1.959 analisi all’8 luglio. Il dettaglio della serie storica, dal 1990 a oggi, è nello studio Balneabilità delle acque calabresi; la classificazione ufficiale delle 649 acque calabresi è nella pagina classificazione ARPACAL.
4. Alla foce dei fiumi non si fa il bagno. E non doveva dirvelo Goletta Verde
Qui serve precisione. Non esiste una norma nazionale che vieti la balneazione alle foci. Il D.Lgs. 116/2008, che recepisce la direttiva europea, non nomina mai le foci; e nemmeno il D.M. 30 marzo 2010. Il sistema funziona per elenco: la Regione individua ogni anno, entro il 31 dicembre, le acque destinate alla balneazione, e tutto ciò che resta fuori da quell’elenco non è acqua di balneazione.
Il decreto della Regione Calabria n. 10269 dell’11 giugno 2026 individua una per una le acque di balneazione della stagione in corso, e stabilisce che «tutte le acque superficiali marine non presenti nel suddetto elenco sono da intendersi come acque non destinate alla balneazione». È l’elenco a fare la regola: ciò che non c’è, non è acqua di balneazione.
Quelle acque, in Calabria, sono 649, e per la stagione 2026 ARPACAL le ha classificate una per una sulla base del quadriennio 2022-2025: 579 eccellenti, 43 buone, 10 sufficienti, 17 scarse. Il dato lo ho verificato e lo pubblico, area per area, nella pagina classificazione ARPACAL. Fra quelle 649 non ci sono le foci dei fiumi.
Le foci, salvo poche eccezioni nominali, restano fuori. Non perché siano sporche per definizione, ma, come scrive il sistema nazionale delle agenzie ambientali (SNPA), «per motivi diversi dall’inquinamento»: «in corrispondenza di porti, aree militari, aree protette, foci fluviali, le acque non sono adibite alla balneazione e vengono vietate in maniera permanente».
E in Calabria c’è di più: alla foce dei fiumi il bagno è espressamente vietato. Lo stabiliscono le ordinanze di sicurezza balneare delle Capitanerie di porto, che si dividono la costa calabrese, e lo stabiliscono tutte con la stessa formula. L’ordinanza n. 34 del 2025 della Capitaneria di Reggio Calabria, all’articolo 3, dice testualmente:
«Le zone di mare permanentemente vietate alla balneazione sono: […] quelle alle foci dei fiumi, dei canali e dei collettori di scarico.»
La stessa lettera, parola per parola, si ritrova nell’ordinanza n. 58 del 14 maggio 2026 della Capitaneria di Crotone, nella n. 37 del 2025 di Corigliano Calabro, nella n. 6 del 2025 di Gioia Tauro e nella n. 32 del 2025 di Vibo Valentia. Cinque circondari marittimi, dalla piana di Gioia Tauro all’alto Ionio cosentino, e sempre la stessa riga.
| Capitaneria di porto | Ordinanza | Articolo | Tratto di costa |
|---|---|---|---|
| Reggio Calabria | 34/2025 | art. 3 c. 2 lett. e | da Bagnara Calabra a Bianco |
| Crotone | 58/2026 | art. 3 c. 2 lett. e | da Crucoli a Sellia Marina |
| Corigliano Calabro | 37/2025 | art. 3 c. 2 lett. e | da Rocca Imperiale a Cariati |
| Gioia Tauro | 6/2025 | art. 3 c. 4 lett. e | da Rosarno a Seminara |
| Vibo Valentia | 32/2025 | art. 3 c. 4 lett. e | da Amantea a Nicotera |
Dunque, quando Goletta Verde preleva alla foce del Petrace, dell’Esaro o del torrente Menga, sta prelevando in un tratto di mare dove il bagno è già vietato per ordinanza, e lo era prima che arrivasse la Goletta. È un’informazione utile sulla depurazione. Non è un’informazione su dove i calabresi vanno al mare.
La rete pubblica, però, le foci non le ignora: le monitora nei pressi. Nell’elenco regionale calabrese ci sono acque di balneazione che si chiamano «100 metri a sinistra del fiume Torbido», «150 metri a destra del fiume Bagni», «200 metri a sinistra del fiume Nikà». Arpacal misura l’acqua accanto alla foce, dentro un tratto di mare classificato. Goletta Verde misura l’acqua nella foce, che quel tratto non è.
Sono due misure diverse, entrambe legittime. Il problema nasce dopo: quando si sommano in un’unica percentuale regionale e la si confronta con quella di un’altra regione dove il paniere è composto in modo diverso.
5. Il punto di prelievo determina l’esito
Prima di tutto, come si arriva dai 3.863 prelievi della mappa ai 2.984 su cui ho lavorato. La mappa mescola il mare e i laghi in un unico foglio, senza alcun campo che li distingua: gli 849 prelievi lacustri appartengono a Goletta dei Laghi, che è un’altra campagna, e vanno tolti. Vanno tolti anche due prelievi che Goletta Verde stessa registra sotto «Slovenia»: sono sull’Isonzo, a monte del confine, uno alla diga di Salcano sopra Nova Gorica e uno sotto il ponte di Descla a Canale d’Isonzo. Non sono punti di mare ma di fiume, in acqua dolce. Restano 3.012 prelievi in mare. Di questi, 28 hanno un nome che non consente di capire dove sia il punto («Pressi Torre Saracena», «lato Trani», «colonna») e restano fuori: sono lo 0,9%.
| Come si arriva alla base dell’analisi | Prelievi |
|---|---|
| Prelievi pubblicati sulla mappa, 2014-2026 | 3.863 |
| meno quelli nei laghi (campagna Goletta dei Laghi) | − 849 |
| meno due punti di fiume sull’Isonzo, in Slovenia | − 2 |
| Prelievi in mare | 3.012 |
| meno i punti dal nome non interpretabile (0,9%) | − 28 |
| Base dell’analisi | 2.984 |
Su questi 2.984 prelievi ho classificato ogni punto in base al nome con cui Goletta Verde stessa lo registra sulla mappa, applicando la stessa regola a tutti, in tre categorie: foci e scarichi; spiagge davanti a una foce; spiagge lontane da foci.
| Tipo di punto | Prelievi | Oltre i limiti |
|---|---|---|
| Foci, canali, scarichi | 1.562 (52,3%) | 61,9% |
| Spiagge davanti a una foce | 677 (22,7%) | 20,8% |
| Spiagge lontane da foci | 745 (25,0%) | 8,3% |
| Totale mare | 2.984 | 39,2% |
L’acqua del fiume si diluisce man mano che ci si allontana dalla foce, e lo si vede nei dati stessi di Goletta Verde: dal 61,9% alla foce si scende al 20,8% sulla spiaggia adiacente e all’8,3% su una spiaggia lontana. Sette volte e mezzo di differenza.
Le foci, in Italia, sono inquinate un po’ ovunque: non è un problema calabrese, è un problema di depurazione nazionale. Ed è proprio per questo che il risultato di una campagna dipende, prima ancora che dall’acqua, da quanti punti si vanno a prendere alle foci. Se in una regione, una qualsiasi, si va a campionare quasi soltanto alle foci, è quasi ovvio che si trovino quasi soltanto sforamenti.
E non è una battuta, è aritmetica: dei 1.170 prelievi risultati oltre i limiti in Italia in dodici anni, 1.108 erano a una foce o su una spiaggia scelta davanti a una foce. Il 94,7%. In Calabria quella quota sale al 99,4%: praticamente tutti gli sforamenti calabresi, in dodici anni, stanno in una foce o davanti a una foce.
La classificazione è mia, ed è validata dalla fonte. La mappa pubblica il nome di ogni punto, ma non un campo «tipo». Dove Legambiente dichiara la ripartizione nei comunicati, la mia ricostruzione la riproduce esattamente: Calabria 2025, 14 foci e 9 punti a mare; Calabria 2026, 16 e 8; Abruzzo 2026, 6 e 2; Molise 2026, 4 e nessuno.
6. I ventiquattro punti della Calabria, come andavano raccontati
Applico tutto questo alla campagna calabrese del 2026, usando soltanto i dati che Goletta Verde ha pubblicato.
| Calabria 2026 | Punti | Oltre i limiti |
|---|---|---|
| Foci di fiumi e scarichi | 16 | 13 |
| Spiagge scelte davanti a una foce | 7 | 2 |
| Spiagge lontane da qualunque foce | 1 | 0 |
| Totale | 24 | 15 (62,5%) |
Un solo punto su ventiquattro, in tutta la campagna calabrese del 2026, è una spiaggia lontana da qualunque foce. Si trova a Faro Capo Trionto, e l’acqua è risultata entro i limiti. Il numero arrivato al lettore, invece, è 62%.
C’è poi un dettaglio che vale la pena seguire. Nel proprio post pubblico Legambiente scrive «24 i punti monitorati, di cui 8 a mare e 16 alle foci di fiumi», e più avanti «sono 11 le foci risultate inquinate». Tutto vero: ho verificato ogni cifra sulla mappa e coincidono. Ma il lettore che prova a farsi i conti da solo sottrae 11 da 15 e conclude che quattro degli otto punti a mare sono oltre i limiti, cioè la metà. Il dato vero è due su otto.
Lo scarto nasce da una parola. Due dei sedici punti che il comunicato chiama «foci di fiumi» sulla mappa ufficiale si chiamano, testualmente, «scarico presso il depuratore»: sono a Gallico Marina e a Pellaro, ed entrambi risultano fortemente inquinati. Non sono foci. Undici foci più due scarichi fanno tredici, e i punti a mare fuorilegge restano due. È un conto che chiunque, leggendo il comunicato, è portato a fare, e porta a un risultato sbagliato del doppio. Per farlo giusto bisogna sapere che due punti chiamati «foci di fiumi» sono in realtà scarichi di depuratore, e per saperlo bisogna aprire la mappa e leggere il nome di ogni singolo punto.
7. Il paniere cambia da regione a regione
Ed è questo che rompe il confronto. Ecco la stagione 2026: la campagna è ancora in corso, e finora Goletta Verde ha presentato i dati di otto regioni.
| Regione | Punti | Quota di foci | Oltre i limiti |
|---|---|---|---|
| Calabria | 24 | 67% | 62,5% |
| Marche | 12 | 58% | 58,3% |
| Molise | 4 | 100% | 50,0% |
| Abruzzo | 8 | 75% | 37,5% |
| Emilia-Romagna | 11 | 73% | 9,1% |
| Puglia | 29 | 34% | 6,9% |
| Veneto | 11 | 46% | 0% |
| Friuli Venezia Giulia | 10 | 40% | 0% |
Sui dodici anni il quadro è ancora più netto. Contando insieme le foci e le spiagge scelte davanti a una foce, cioè tutto ciò che di fatto misura uno scarico, si ottiene la composizione reale del campione di ogni regione: in Calabria è il 92,6%, in Sardegna il 56,4%, in Puglia il 46,8%. È la tabella che Legambiente non pubblica, e che ho ricostruito applicando la stessa regola ai nomi di tutti e 3.863 i punti di prelievo.
| Regione | Prelievi | Foci o spiagge davanti a una foce | Spiagge lontane da foci | Oltre i limiti |
|---|---|---|---|---|
| Emilia-Romagna | 132 | 100,0% | 0 | 16,7% |
| Calabria | 282 | 92,6% | 21 | 57,1% |
| Marche | 144 | 91,7% | 12 | 41,7% |
| Lazio | 282 | 89,7% | 29 | 60,6% |
| Toscana | 219 | 88,6% | 25 | 51,1% |
| Liguria | 243 | 86,8% | 32 | 37,9% |
| Abruzzo | 98 | 80,6% | 19 | 51,0% |
| Campania | 342 | 78,9% | 72 | 52,0% |
| Molise | 38 | 76,3% | 9 | 57,9% |
| Sicilia | 277 | 70,4% | 82 | 57,0% |
| Basilicata | 51 | 64,7% | 18 | 35,3% |
| Veneto | 130 | 63,1% | 48 | 12,3% |
| Sardegna | 307 | 56,4% | 134 | 15,6% |
| Puglia | 340 | 46,8% | 181 | 14,4% |
| Friuli Venezia Giulia | 99 | 36,4% | 63 | 13,1% |
| Italia | 2.984 | 75,0% | 745 | 39,2% |
In dodici anni la Puglia ha campionato 181 spiagge lontane da foci, la Calabria 21. E in Emilia-Romagna, in 132 prelievi, Goletta Verde non ne ha campionata nemmeno una: ogni singolo punto emiliano, dal 2014 a oggi, è una foce o una spiaggia davanti a una foce.
Non cambia solo il paniere: cambia anche quanto fittamente si campiona. Nel 2025 la densità andava da un punto ogni 9 chilometri di costa in Molise a un punto ogni 68 chilometri in Sardegna. Sette volte e mezzo. La Calabria sta a uno ogni 31 chilometri, la Sicilia a uno ogni 63.
Questo importa, e importa molto, perché fino a due anni fa nella scheda metodologica dei propri comunicati Legambiente scriveva una frase precisa: «Il numero dei campionamenti effettuati viene definito in proporzione ai Km di costa di ogni regione». Era la promessa di uniformità, cioè l’unica cosa che rende due regioni confrontabili. I dati della campagna la smentiscono di sette volte e mezzo.
Ho cercato quella frase in tutti i 91 comunicati pubblicati dal 2024 a oggi. Nel 2024 compariva in tredici comunicati. Nel 2025 in cinque. Nel 2026 in nessuno. In Calabria c’era nel 2024, non c’è più né nel 2025 né nel 2026. La frase che i loro stessi numeri smentiscono ha smesso di essere scritta, e nel frattempo la percentuale unica per regione ha continuato a essere pubblicata esattamente come prima.
Va detto subito, però, che l’avvertenza sulle «patenti di balneazione» non è sparita affatto, ed è giusto darne atto: nel 2024 non compariva in nessuno dei 45 comunicati, nel 2025 in sette su trenta, nel 2026 in quattro su sedici. Quella cautela, semmai, sta crescendo. Il punto non è che Legambiente taccia: è che l’avvertenza sta nel corpo del testo e la percentuale sta nel titolo, e nei titoli dei giornali arriva solo la seconda.
8. Le due classifiche che non vengono mai fatte
La percentuale unica che Goletta Verde pubblica per ogni regione somma due cose che non hanno lo stesso significato: l’acqua che esce da un fiume o da uno scarico, e l’acqua in cui la gente fa il bagno. Sono due misure diverse, e vanno tenute separate. Se lo si fa, con gli stessi identici dati, si ottengono due classifiche, e non si assomigliano.
| Regione | Alle foci (depurazione) | Sui punti a mare (dove si fa il bagno) |
|---|---|---|
| Sicilia | 86,6% (n=119) | 34,8% (n=158) |
| Campania | 82,1% (n=173) | 21,3% (n=169) |
| Calabria | 80,6% (n=175) | 18,7% (n=107) |
| Abruzzo | 74,6% (n=63) | 8,6% (n=35) |
| Lazio | 71,7% (n=205) | 31,2% (n=77) |
| Molise | 70,4% (n=27) | — |
| Marche | 62,2% (n=82) | 14,5% (n=62) |
| Toscana | 60,9% (n=161) | 24,1% (n=58) |
| Liguria | 59,0% (n=122) | 16,5% (n=121) |
| Basilicata | 54,5% (n=33) | — |
| Puglia | 39,8% (n=108) | 2,6% (n=232) |
| Sardegna | 36,7% (n=109) | 4,0% (n=198) |
| Friuli Venezia Giulia | 34,3% (n=35) | 1,6% (n=64) |
| Emilia-Romagna | 25,0% (n=80) | 3,8% (n=52) |
| Veneto | 20,0% (n=70) | 3,3% (n=60) |
| Italia | 61,9% (n=1.562) | 14,3% (n=1.422) |
Sono gli stessi prelievi, gli stessi laboratori, gli stessi dodici anni. Cambia solo che i due tipi di punto non vengono mescolati. E la Calabria passa dall’80,6% al 18,7%, e dal terzo al quinto posto.
Il che non vuol dire che sia assolta, e va detto senza giri di parole: il 18,7% resta sopra la media nazionale del 14,3%, e sopra Liguria, Marche, Abruzzo, Sardegna, Veneto, Emilia-Romagna e Puglia, che sta al 2,6%. Il mare calabrese, dove Goletta Verde lo ha misurato, non è il migliore d’Italia. Non è nemmeno il peggiore: quello, in entrambe le classifiche, è il mare siciliano.
C’è poi un dettaglio che rende quel 18,7% ancora meno confrontabile con gli altri: l’80,4% dei punti che in Calabria vengono classificati «a mare» sono spiagge scelte a ridosso di una foce, contro il 44,9% del resto d’Italia. Anche il «mare» calabrese di Goletta Verde, in gran parte, è foce.
E dove sono, quei venti sforamenti?
Non sono venti spiagge. Sono undici luoghi, su trentacinque comuni calabresi campionati a mare in dodici anni. E diciannove dei venti prelievi sono spiagge scelte davanti a una foce, a un canale o a uno scarico. L’unico che non lo è, il Lungomare Cenide a Villa San Giovanni nel 2014, si trova a tredici metri dal punto che Goletta Verde stessa, l’anno dopo, ha chiamato «Mare, presso scarico su Lungomare Cenide».
Un solo luogo ne conta cinque: il fosso Beltrame, fra Montepaone Lido e Soverato. Goletta Verde ci è tornata nel 2020, nel 2023, nel 2024, nel 2025 e nel 2026, e ogni volta l’acqua era oltre i limiti. Isola di Capo Rizzuto, sempre lo stesso canale a destra del Castello, ne conta tre.
| Provincia | Prelievi a mare | Oltre i limiti |
|---|---|---|
| Catanzaro | 17 | 8 (47,1%) |
| Crotone | 10 | 4 (40,0%) |
| Reggio Calabria | 24 | 6 (25,0%) |
| Vibo Valentia | 12 | 2 (16,7%) |
| Cosenza | 44 | 0 (0%) |
La provincia con il campione a mare più ampio della regione, Cosenza, con 44 prelievi, in dodici anni non ha sforato una sola volta. Il problema, dove Goletta Verde lo trova sulle spiagge, è un problema puntuale di scarichi e di depurazione a monte, non uno stato del mare calabrese.
Chi vuole sapere com’è l’acqua dove si fa davvero il bagno deve guardare la rete ufficiale: 606 aree balneari monitorate e 4.080 prelievi nella sola stagione 2025. L’ho ricostruita dal 1990 a oggi nello studio Balneabilità delle acque calabresi.
Tirreno e Ionio: la stessa trappola, dentro la Calabria
Se qualcuno provasse a usare questi dati per stabilire quale delle due coste calabresi sia messa meglio, cadrebbe nello stesso errore. Vale la pena mostrarlo, perché il meccanismo è identico.
| Costa | Prelievi | Quota di foci | Oltre i limiti |
|---|---|---|---|
| Tirreno (da Tortora a Villa San Giovanni) | 137 | 73,0% | 62,8% |
| Ionio (da Rocca Imperiale a Melito) | 121 | 44,6% | 42,1% |
| Stretto (Gallico, Reggio, Pellaro, San Gregorio) | 24 | 87,5% | 100% |
A prima vista il Tirreno esce molto peggio dello Ionio, 62,8% contro 42,1%. Ma il paniere non è lo stesso: sul Tirreno il 73% dei prelievi è alle foci, sullo Ionio il 44,6%. A parità di tipo di punto la differenza svanisce: alle foci il Tirreno sta all’81,0% e lo Ionio al 72,2% (differenza non significativa, p = 0,23); sui punti a mare il Tirreno sta al 13,5% e lo Ionio al 17,9% (p = 0,78).
Con i dati di Goletta Verde non si può dire né che il Tirreno calabrese sia più pulito dello Ionio, né il contrario. Chi lo facesse ripeterebbe, in scala regionale, esattamente l’errore che questo studio contesta. Per quella domanda serve la rete ufficiale, non ventiquattro prelievi.
Un dato, però, salta all’occhio e va detto: i 24 prelievi effettuati nel tratto urbano dello Stretto, fra Gallico Marina, Reggio, Pellaro e San Gregorio, sono risultati oltre i limiti tutti e ventiquattro, in dodici anni. Ventuno di essi sono foci o scarichi, e il torrente Caserta, come scrive Legambiente, raccoglie i reflui dei poli sanitari attraversando il centro di Reggio. Lì il problema di depurazione è documentato, conclamato e continuo, e Goletta Verde fa bene a insistere.
Nessuna di queste due classifiche viene mai pubblicata. Viene pubblicato un numero solo, che è la media dei due pesata su un paniere che cambia da regione a regione. Non è né una misura della depurazione né una misura del mare: è un ibrido, e finisce in un titolo.
9. La deroga pugliese, ammessa per iscritto
Che le proporzioni fra punti a mare e punti critici siano parte del metodo, e non un dettaglio, non lo dico io. Lo scrive Legambiente, nel comunicato pugliese del 2025:
«Goletta Verde precisa che la scarsità di pioggia nella regione durante il periodo in cui è stata svolta l’attività di campionamento, evidenziata anche dalla scarsa portata di alcuni canali storici monitorati, non ha permesso di mantenere con rigore le percentuali di prelievi in mare ed in punti critici come si fa nelle altre regioni italiane e come da programma scientifico della campagna di Goletta Verde.»
Esiste dunque un programma scientifico con percentuali prestabilite di prelievi in mare e alle foci, e quelle percentuali sono considerate necessarie perché le regioni siano confrontabili. In Puglia, quell’anno, non sono state rispettate.
E c’è il dettaglio che chiude la questione. Sempre nello stesso comunicato, a proposito di due punti che dovevano essere foci:
«il canale reale a Torre Guaceto e il canale Posticeddu su litorale Apani, entrambi campionati a mare perché la scarsa portata delle acque non li faceva sfociare in mare.»
Due punti critici sono stati spostati in mare perché i canali erano in secca. Il risultato: nel 2025 la Puglia ha campionato 6 foci su 30 punti, il 20%, la quota più bassa dell’intera serie e ben sotto il suo stesso 31,8% medio. Due punti oltre i limiti su trenta, il 6,7%, e un titolo mite. Lo stesso anno la Calabria veniva giudicata su un campione fatto per il 61% di foci.
Nessuno ha barato. Ma i due numeri sono finiti nella stessa pagina, uno accanto all’altro, come se fossero omogenei.
10. Se la Calabria fosse campionata come la Puglia
Se alla Calabria si applicasse la composizione del campione pugliese, il suo 57,1% sui dodici anni scenderebbe al 31,4%. Se alla Puglia si applicasse quella calabrese, il suo 14,4% salirebbe al 27,2%.
Si può dire in modo ancora più diretto. Immaginiamo che l’acqua sia identica in tutta Italia, e che ogni tipo di punto renda ovunque esattamente la media nazionale. Il solo modo in cui i punti vengono scelti produrrebbe già così una classifica: dal 27,2% della Puglia al 49,6% della Toscana. La Calabria, con il suo paniere, si troverebbe al 45,4% pur avendo un mare perfettamente nella media. Non serve una correlazione per dimostrarlo: è aritmetica.
11. Ma il paniere non spiega tutto
Sarebbe disonesto fermarsi qui, e sarebbe anche falso. Guardate di nuovo la tabella del 2026: il Veneto campiona alle foci il 46% dei suoi punti e non sfora mai; l’Emilia-Romagna ne campiona il 73%, più della Calabria, e sfora una volta su undici. Andare a cercare le foci non condanna nessuno. Chi ha i depuratori che funzionano, alle foci passa lo stesso.
Il paniere spiega perché due numeri non sono confrontabili. Non assolve nessuno.
12. Dove Goletta Verde ha ragione, e la Calabria ha torto
Le foci calabresi sono davvero fra le più inquinate d’Italia: l’80,6% dei prelievi è oltre i limiti, contro il 59,6% delle foci del resto d’Italia. Il divario è di 21 punti percentuali e regge a ogni verifica: tenendo conto del ricampionamento degli stessi siti negli anni, l’intervallo di confidenza al 95% va da 12 a 30 punti; con un test di permutazione a livello di sito la probabilità che sia un caso è dello 0,05%. Non è un artefatto del campionamento: è acqua sporca, misurata. Nella classifica delle foci la Calabria è terza, dietro Sicilia (86,6%) e Campania (82,1%), con intervalli che si sovrappongono ampiamente.
E c’è una ragione documentata. Al marzo 2025 la Calabria aveva 162 agglomerati urbani non conformi alla direttiva europea sulle acque reflue, contro gli 8 della Puglia e gli 11 della Sardegna. Secondo il censimento Istat delle acque, solo il 75,7% del carico che arriva ai depuratori calabresi riceve un trattamento almeno secondario: è l’ultimo dato d’Italia, contro il 99,9% pugliese e il 94,4% nazionale. Il problema non è la fognatura (89,9% di copertura, sopra la media nazionale): è quello che succede dopo.
Anche il monitoraggio ufficiale non assolve la Calabria. Sulle 649 acque marine classificate nella stagione 2024, il 90,3% è eccellente, in linea con il 90,6% nazionale; ma le acque «scarse» sono il 2,5% contro l’1,4% del resto d’Italia, il doppio.
Infine, che si campionino più foci in Calabria è geografia, non pregiudizio. Il Piano di Gestione delle Acque del distretto dell’Appennino Meridionale, che usa la stessa metodologia per tutte le regioni, conta 195 corsi d’acqua con bacino superiore a 10 km² in Calabria e 17 in Puglia. La Puglia è in gran parte carsica. Undici a uno.
13. Quello che in Calabria non è stato misurato
In dodici anni Goletta Verde ha campionato spiagge calabresi lontane da foci e scarichi 21 volte: meno di due a stagione, su appena 16 spiagge diverse in 12 comuni. Un terzo di quei prelievi è concentrato in un solo comune, Melito di Porto Salvo; la stessa spiaggia, ad Annà, è stata ricampionata per quattro anni di fila.
Ventuno prelievi in dodici anni, su settecento chilometri di costa. Su una base così esile la statistica non consente alcuna conclusione: l’intervallo di confidenza va dallo 0,8% al 22,7%. Non sto dicendo che le spiagge calabresi siano pulite, e non sto negando l’evidenza delle analisi sulle foci. Sto dicendo che Goletta Verde, in Calabria, le spiagge non le ha praticamente misurate, e che ventiquattro prelievi non possono certificare la qualità del mare di una regione. Ed è precisamente questo il punto, perché quel dato viene poi comunicato, e ripreso, come se descrivesse lo stato del mare calabrese.
Chi vuole sapere com’è l’acqua dove si fa il bagno deve guardare altrove: ai 4.080 prelievi che Arpacal ha effettuato nella sola stagione 2025 sulle acque di balneazione calabresi.
14. Metodo, limiti e dati
Fonte. I 3.863 prelievi sono estratti dai fogli Google che alimentano la mappa ufficiale di Goletta Verde. La separazione fra mare e laghi non è dichiarata da alcun campo e l’ho ricostruita incrociando i confini comunali Istat con il testo dei nomi dei punti: i comuni litoranei così identificati sono 645, contro i 644-646 del dato ufficiale Istat.
Limiti dichiarati. I fogli pubblicati sulla mappa non contengono il 2016, che quindi non entra nei miei conteggi. L’esito di quell’anno è però noto dai comunicati stampa della campagna, che per la Calabria dichiaravano 24 punti e 18 oltre i limiti: includerlo porterebbe il dato calabrese complessivo dal 57,1% al 58,5%, cioè leggermente peggiore. I 2.984 prelievi non sono osservazioni indipendenti, perché gli stessi punti vengono rivisitati negli anni: tutti i confronti riportati qui sono stati ricalcolati con errori standard robusti al raggruppamento per sito. La classificazione in tre categorie è una mia costruzione, riproducibile ma non ufficiale: una revisione cieca indipendente su 150 punti ha dato una concordanza del 98%. Nessuna delle percentuali qui riportate è una stima della qualità del mare di una regione: il campione non è casuale, per dichiarazione della fonte stessa.
Una precisazione doverosa sui dati del 2025. Il comunicato calabrese di quell’anno titolava «13 punti su 23 risultano oltre i limiti», cioè il 57%. Ma il dettaglio provincia per provincia, dentro quello stesso comunicato, ne elenca 14: sei punti entro i limiti in provincia di Cosenza, tre su tre fuorilegge a Catanzaro, due su quattro a Crotone, sei su sei a Reggio Calabria, tre su quattro a Vibo Valentia. Fanno 14 su 23, cioè il 61%. E la mappa ufficiale, da cui ho estratto i dati, dà 14.
Nei miei conteggi ho usato la mappa, che è la fonte del dato. Segnalo la differenza per trasparenza, e perché dice qualcosa: il numero che finisce nel titolo non coincide nemmeno con il numero che sta nel testo sotto al titolo.
Fonte e riproducibilità. Questa analisi è una mia rielaborazione dei dati che Goletta Verde pubblica sulla propria mappa dei monitoraggi: 3.863 prelievi dal 2014 al 2026, con la stagione 2026 parziale e aggiornata al 13 luglio. I dati di prelievo restano di Legambiente e sono liberamente consultabili sulla mappa ufficiale, punto per punto: qui non li ridistribuisco.
Pubblico invece le tabelle aggregate che ho costruito noi, e che nessuno pubblica: la composizione del paniere di ogni regione, per l’intero periodo e anno per anno. Sono elaborazioni originali e chiunque volesse può rifare i conti a partire da esse, o ripartire dalla mappa ufficiale e rifare da capo la classificazione dei punti, che è descritta qui sopra.
- goletta_paniere_regioni.csv — il paniere di ogni regione, 2014-2026 (15 righe)
- goletta_paniere_regione_anno.csv — il paniere di ogni regione, anno per anno (173 righe)